venerdì 17 aprile 2015

La fantastica Giselle di Osipova e Polunin

È la più grande di tutte e di tutti. Natalia Osipova è indiscutibilmente, oggi, la stella assoluta del balletto. E l’ha confermato per l’ennesima volta – ci fossero stati dubbi – il 10 e l’11 aprile scorsi, danzando Giselle, la sua inimitabile Giselle, alla Scala di Milano in coppia con Sergej Polunin.
Mix davvero esplosivo, quei due. Capace cioè di far esplodere anche il pubblico che ha imbottito fino all’orlo il teatro milanese, pur abituato da sempre a maneggiare i più grandi artisti del mondo. Perché Osipova e Polunin sono proprio il meglio e sono anche simbolo del balletto classico che sta affrontando la prova del nuovo millennio. Lei è unica: carisma e capacità espressiva d’altri tempi eppure in piena sintonia con l’oggi, è in grado di rendere credibili e attuali anche i più polverosi balletti dell’Ottocento, di avvolgere qualsiasi spettatore nella sua aura magnetica. Interpreta superbamente ogni parte, perché è anche un vero fenomeno della tecnica, una tecnica eccezionale e molto, molto personale, disseminata anche di eccessi e di quelle che per i puristi sono imperfezioni stilistiche e che sono però sua calligrafia, suo dono prezioso e non ripetibile. Polunin, danzatore ucraino ora venticinquenne, a 21 anni è stato il “principal dancer” più giovane mai nominato nella storia del Royal Ballet londinese, ma da lì, due anni dopo, se n’è andato in cerca della sua libertà e danza ora in Russia restando guest speciale, come la Osipova, nei più prestigiosi teatri del mondo. Noto per il suo stile puro, le linee limpide e naturali (ma il gossip e il copia-incolla internettiano preferiscono indugiare sui suoi tatuaggi e il caratterino…), ha fatto pure il botto pop, recentemente, come protagonista del video furbetto, girato da La Chapelle sulla hit “Take me to Church” di Hozier, diventato in poche ore virale e condiviso in rete senza posa, soprattutto dal pubblico femminile. Insomma, c’erano proprio questi due, l’altra sera a Milano, e hanno debuttato in Giselle insieme in questa occasione. Perciò l’appuntamento, deciso a sorpresa dal fato (avverso al povero Hallberg), era ancor più atteso, da esperti e profani. Un vero privilegio potervi assistere – qui vi parlo della serata dell’11 – e tutti in sala ne erano più che consapevoli. L’atmosfera era magica e la compagnia stessa, lo si percepiva, era cosciente di essere interprete di un evento memorabile, di far rifiorire in modo speciale il capolavoro andato in scena per la prima volta nel 1841, struggente vicenda al centro della quale c’è una timida ragazza di campagna che s’innamora di un giovane popolano, Albrecht, in realtà il principe sotto mentite spoglie. Quando si scopre la sua vera identità, ma soprattutto che è già promesso sposo alla nobildonna Bathilde, Giselle impazzisce dal dolore e il suo cuore non regge. Si trasforma così in una delle Willi, l’“esercito” formato dagli spiriti di fanciulle morte come lei prima del matrimonio, che si vendicano uccidendo ogni uomo si trovi di notte nella foresta. Tranne Albrecht: perché Giselle, con un amore che supera l’inganno, riesce a tenerlo in vita, nonostante i tentativi delle Willi di strapparlo alle sue braccia, ballando con lui fino all’alba, quando il potere crudele degli spiriti svanisce. Giselle e Albrecht, due giovani di quasi 200 anni fa, grazie all’interpretazione di Natalia e dello scapigliato Sergej diventano due ragazzi d’oggi, che s’innamorano, feriscono o restano feriti, perdonano o imparano. La coppia è riuscita a rinfrescare completamente e a dare verità a due ruoli da fiaba: hanno reso carne, ossa e anima gli sguardi, gli abbracci – prima timidi e poi più coraggiosi –, i piccoli baci, le dichiarazioni d’amore, così come la tragedia del tradimento, della follia e della morte, l’amore che permane e l’assoluzione che diventa lezione incancellabile per Albrecht, cosciente di aver sbagliato senza rimedio. Non ce ne voglia l’ottimo Polunin – nella prova del secondo atto soprattutto, dall’assoloall’adagio alla regale serie di entrechat-six con cui ha giustamente entusiasmato il pubblico –, ma il centro del fuoco è sulla Osipova, impressionante per la padronanza di ogni sfumatura coreografica, tecnica e interpretativa. Una Willi raffinatissima e davvero sovrannaturale, nel secondo atto: spirito potente, capace di volare e restare sospesa in aria con i suoi salti portentosi e delicati insieme, con gli equilibri prolungati, nel sostenere prese aree e fluttuanti tra le braccia di Albrecht. E che bellezza quelle sue “esagerazioni”, quei pugni chiusi sotto il mento, mentre si avvia alla variazione (ovviamente impeccabile) del primo atto, quand’è fanciulla felice che sta per danzare per il suo amore. La sua ennesima invenzione stilistica per rendere ancor più attendibile, reale, la fanciulla, fremente dall’incredulità di aver trovato un amore così grande. E che capolavoro la sua scena della pazzia, quadro centrale che è banco di prova attoriale per tutte le più grandi ballerine. Osipova riesce a riscriverne ogni volta, dalle fondamenta, i particolari, senza demolire la tradizione ma anzi esaltandola, a cesellare con il suo viso e le sue mani la forma visibile dei sentimenti, a darne espressione diretta, senza filtri, immediatamente comprensibile a tutti. Non è piaggeria, è proprio realtà. E il teatro si fa silenzioso, rapito, commosso. Solo l’orchestra e i tocchi delle punte delle scarpette sul palco, nemmeno un colpo di tosse o un brusio in sala, per non perdere nemmeno un istante di questo momento prezioso, sufficiente, da solo, a sintetizzare la magnificenza di questa artista. 
tratto da InstArt © canzonidiviaggio







sabato 28 marzo 2015

In primavera fiori, acque e castelli a Strassoldo : i colpi di fulmine !

Sono molti anni ormai che quasi in religioso pellegrinaggio mi reco alla festa dei Castelli di Strassoldo. Non si può proprio mancare al più bel appuntamento "mondano" della regione e anche quest'anno ero li puntuale all'apertura. Potrete sapere tutto ciò che c'è da sapere leggendo sul mio blog i post degli anni passati, ma quest'anno ho deciso di concentrare la mia attenzione sui "coupe de foudre", le novità che mi hanno colpito al cuore e che ho portato a casa con me.

Il primo pacchetto contiene un colorato cappello di MAMINOU, una new entry gradevolissima che propone cappelli decisamente inconsueti, giovani, colorati ed originali !


Il secondo pacchetto contiene un prezioso flaconcino di Olio puro di Argan di SOLIDARA : i miei capelli platinati e le mie rughe di quarantenne gliene saranno eternamente grati.

Il terzo pacchetto contiene due splendidi pigiami di LE CIVETTE 1962 ! E' ovvio che io li userò tutta l'estate come se fossero tailleurs di Chanel...ragazze !!! La moda del pigiama style impazza !! Se non ne avete uno correte subito a comprarvelo !!



Il quarto pacchetto contiene un prezioso Kokedama di MARIAGRAZIA BORGNOLO. Come potete vedere si è già perfettamente ambientato a casa mia ! Finalmente anch'io posseggo il mio giardino volante !



Il quinto ed ultimo pacchetto contiene le uova con violette e margherite VERE  di L'OCA BIANCA ED ALTRE STORIE. Il mio albero pasquale adesso è veramente unico e speciale !!!



Spero che le mie nuove scoperte vi siano piaciute ! Domani la festa è ancora aperta: correte anche voi ai Castelli di Strassoldo !!!!




giovedì 26 marzo 2015

KOKEDAMA, i giardini volanti

In origine i kokedama erano i bonsai di chi non si poteva permettere l'acquisto di un vaso e lo sostituiva con una palla di fango rivestita di muschio. Questo metodo di coltivazione giapponese è molto antico e risale al 1600. Oggi è una moda che impazza tra gli appassionati di giardinaggio e non. Se volete vederne di bellissimi li trovate da Maria Grazia Borgnolo sul suo blog mgbwabisabi.blogspot.it
Li adorerete !














sabato 7 marzo 2015

FRANCESCA PETZ, UN'ARCHITETTO DI FRONTIERA

L’architettura è un’arte di frontiera. Solo se si accetta la sfida di farsi contaminare, ha ragione di essere. Altrimenti è roba da salotto. 
Renzo Piano


Francesca Petz nasce e cresce a Trieste, città di frontiera dove, sollevando gli occhi, ad ogni angolo ti accorgi di mille particolari architettonici. Qui tutto viene enfatizzato dal cielo blu spazzato dalla Bora, contro cui si staglia la pietra bianca degli edifici neoclassici, in tutte le sue sfumature. Dopo gli studi a Venezia, alla Iuav, torna a vivere e a lavorare nella sua città. Attualmente esercita come libera professionista occupandosi di nuove costruzioni e restauri prevalentemente residenziali, di design d'interni e arredo.
Il progetto che vedete in questa pagina riguarda il restauro del piano nobile di un palazzo neoclassico sul Canale di Ponte Rosso, nel cuore di Trieste. Le immagini parlano da sole, evocando perfettamente la definizione che Francesca dà di se stessa e del suo lavoro : 

"IL SENSO DEL COLORE, L'ELEGANZA RAFFINATA E SEMPLICE, L'INSIEME FATTO DI DETTAGLI:

QUESTO E' IL MIO MODO DI FARE ARCHITETTURA"

( Le foto sono tratte dalla rivista Maison Française Magazine)
















martedì 17 febbraio 2015

LA ROSE C'EST LA ROSE ...

La rosa è decisamente, da sempre, il mio profumo. Non dovrebbe esser difficile trovarne una  declinazione gradita, visto che è una delle note più comunemente utilizzate in profumeria. Invece la ricerca della rosa ideale si è rivelata un lungo viaggio, fino alla scoperta, alcuni anni fa, dei profumi cosiddetti di nicchia, dove al posto delle essenze sintetiche vengono utilizzate le vere essenze estratte dai fiori. Il primo amore, e il più duraturo, visto che ancora oggi è sempre presente nel mio armadietto, fu L'Ombre dans l'eau, di Diptyque. Una rosa bulgara mescolata alle foglie di un cespuglio di ribes nero, che cresce all'ombra di un giardino inglese in riva a un fiume. Un profumo che evoca l'acqua che scorre, l'erba verdeggiante e il fiore della rosa mescolato al profumo delle foglie di ribes. Qualche anno dopo alla "mia famiglia" si aggiunse Portrait of a lady, di Frederic Malle. Questo profumo racchiude la maggior quantità di essenza di rosa turca che sia mai stata utilizzata, una rosa barocca, speziata, mescolata a bacche rosse, cannella, sandalo, patchouli e benzoino. Un profumo epico oserei dire, da utilizzare come un vestito di haute couture, per le occasioni speciali. Per tutti i giorni nell'ultimo anno ho usato invece Rosamunda, di Laboratorio Olfattivo.  Qui il potere seduttivo della rosa bulgara e la rosa turca insieme è portato al parossismo e corrotto con l'essenza di patchiouli. A stamattina risale il mio ultimo coup de foudre, con Rose Anonyme di Atelier Cologne. Qui l'essenza di rosa turca si sposa sorprendentemente con una punta frizzante di zenzero per poi rivelare un cuore vellutato di oud e incenso della Somalia. Sarà il mio prossimo acquisto. Se anche voi come me amate la rosa, non esitate !


mercoledì 11 febbraio 2015

IL SIGNORE DEGLI SCARPETS

Ci sono delle tradizioni che bisognerebbe salvare a tutti i costi, una di queste è quella degli scarpets friulani, talvolta chiamate semplicemente le furlane. Non sono nè scarpe nè pantofole ma sono originariamente antiche calzature carniche, tipiche del Nord-Est dell'Italia. Queste calzature sono unisex e possono essere portate in casa come fuori. Gli scarpets sono cuciti completamente a mano: la tomaia originariamente era in velluto, ma oggi se ne trovano di seta, di jeans, di broccato, di tutte le stoffe possibili. L'interno della tomaia dev'esser rivestito con uno strato di juta e la suola dev'esser fatta assolutamente con copertone di bicicletta usato ! Oggi a produrli sono rimasti pochissimi artigiani in Friuli. Molti anni fa la titolare di un negozio di scarpe milanese ha avuto l'intuizione brillante di registrare il marchio con il nome di "Scarpèts à porter", esponendoli poi nella vetrina del suo negozio. Hanno avuto un successo strepitoso e oggi si vendono a prezzi esorbitanti nei migliori negozi d'Italia. A Udine c'è anche la bella realtà  locale di Cencetak, che invece produce scarpets realizzati su misura anche con tessuti forniti dal cliente e possono essere impreziositi anche da strass o cristalli. La fascia di prezzo in questo caso è intermedia. Se invece, come me, siete assolutamente pazze per gli scarpets e li volete di tutti i colori, li trovate a un prezzo sicuramente economico a Udine dall'ultimo "Signore degli Scarpets", il signor Burba, che ha un banco di mercato tra via Zanon e la Roggia. E' una delle ultime bancarelle sopravvissute all'attaco dei cinesi. Malgrado l'età non più giovane il signor Burba, un vero galantuomo d'altri tempi, resiste e va avanti nel suo lavoro che ama moltissimo. Io ci passo regolarmente e quando vedo un colore o una stoffa nuova non riesco a resistere !

All'esterno CENCETAK, le due calzate ai piedi sono del SIG. BURBA


CENCETAK

CENCETAK


                              Il signor Burba davanti alla sua bancarella di Udine

sabato 17 gennaio 2015

LA RIVINCITA DEL MENSWEAR

Sono loro, gli uomini, i nuovi veri guru della moda. E Pitti Immagine Uomo ne è la dimostrazione. Grazie forse agli smartphone la moda maschile torna prepotentemente alla ribalta con la forza del sartoriale made in Italy. Il lifestyle italiano guida la scelta di un ritorno all'eleganza indossata con disinvoltura, attentissima al dettaglio, che diventa insolito, bizzarro, originale, stravagante. Si affacciano alla ribalta i nuovi fashion leader. Il fascino innanzi tutto.

   Alessandro Squarzi

Nick Wooster

Stefano Pilati

Marco Zambaldo

Mr. Raro

Simone Marchetti

Luca Rubinacci

Domenico Gianfrate