domenica 4 novembre 2012

MONOLOGO DEL NON SO

Io non so se questa mia vita sta spianata su un
buco vuoto. Non so se il silenzio che indago
é intrecciato alla mia sostanza molle.
Io non so se quello che cerco e ho cercato e
cercherò, non so se quello che cerco
é un insulto a quel vuoto.
Non so se questo fatto di non avere
un paio d’ali sia premio o castigo,
io non so se la polveriera
della mia inquietudine sia un trono
su cui mi siedo minacciato, se la fuga che
a scatti regolari mi pungola, se quel
puerile sogno di fuga sia uno sgambetto
d’angelo, d’un buffone d’angelo che
mi vuole inciampare.



Io non so se l’amore sia una guerra o una
tregua, non so se l’abbandono d’amore
sia una legge che la vita cuce fino al
ricamo finale. Io non so
che farmene di questi nemici che premono,
non so che farmene oggi di questo oggi
e me lo ciondolo fra le dita perplesse,
non so parlare di quello che
è sentito nel profondo me, non so parlarlo
quell’essere che é qui presente fra le vite degli
altri.
Io non so spiegarmi l’imperturbabilità
di Dio, e non mi spiego di non udire il
suo grave lamento, il suo urlo di collera o
d’amore, e non so vederlo che sono in cecità
ma vorrei sentirlo almeno piangere come piango io
guardando le facce indolorate, guardando le
facce con grave malattia terrestre,
io non so invocarlo né bestemmiarlo che
è troppo nella sottrazione e troppo
astratto per i miei chili umani.
Io non so forse non voglio
consegnarmi negli uffici del mondo,
e stare buono nelle sale d’aspetto della
vita. Io non so nient’altro
che la vita e molte nuvole intorno che
me la confondono me la confondono e non
so cosa aspetto, cosa sto aspettando in questo
sporgermi al tempo che viene. Io non so
e vorrei, vorrei, non so stare
fuori misura, fuori misura umana,
fuori da questa taglia finita.
Io non so perché guardando l’acqua del mare
mi salta in petto una gioia di figlio con la
madre. Non so se questa uscita mia in un secolo
a caso, se questo essere qui a casaccio,
io non so spiegarmi questa malattia
all’attacco del mondo, non so guarire
questa malattia che indolora e vorrei
sistemare ogni cosa, in un sogno puerile di
tregua, in un’arcadia anche retorica,
in un dormire abbracciato dei
guerrieri che si innamorano.
Io non ho capito e dovrei,
non ho capito il mondo della
vita, io non ho capito la legge sottostante
e non ho da fare la consegna a
questi cuccioli che aspettano, che esigono
da me l’aver capito.
Io non so la canzone
che spensiera e non so soccorrervi
non so pur volendolo
con quella forza di cagna
che dà il latte, non so soccorrervi nel vostro
sbando, io non so farvi da balsamo
io non so mettervi nel coraggio essenziale,
nello slancio, nel palpito.
Il mio Graal l’ho ritrovato e perso cento
volte.
[…]
Io non so se la bellezza è questa accademia di
centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa
carnevalesca decadenza di saltimbanchi,
io non mi spiego la crocifissione
della grazia, e non mi spiego perchè
mi trovo in questo covo rivoltato
in questa fossa con gli orchi attuali
in questo lato barbarico della specie,
e non so perchè stando a occidente non si
ode quell’alleluia delle cose.
Io non so se in questa schiena
senza ali ci son grandi pianure da cui fare
il decollo, se in questa spina dorsale
ci sono istruzioni
per la manovra di decollo, se sono io la freccia
di questo arco della schiena, se sono io
arco e freccia, non so in quale mano
non mano o zampa di Dio mi stanno
torchiando, e sottoponendo al duro
allenamento dei dolori terrestri.
Io non so se la solitudine, se quello
strazio chiamato solitudine, se quell’andare
via dei corpi cari, se quel restare soli
dei vivi, io non so se quel lamento della
solitudine, se quel portarci via le facce
se quel loro sparire
di facce che avevamo dentro il respiro, non so
se il dono sia questo portarci via le
carezze, questa slacciatura.
E’ poco il poco che so e di questo
poco io chiedo perdono. Io chiedo
perdono per quello che so, perdono io chiedo
per tutto quello che so.
 Mariangela Gualtieri 






martedì 23 ottobre 2012

VA DOVE TI PORTA IL CUORE

Se da qualche parte sarò, se avrò modo di vederti, sarò soltanto triste come sono triste tutte le volte che vedo una vita buttata via, una vita in cui il cammino dell'amore non è riuscito a compiersi. Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.
Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta.



sabato 20 ottobre 2012

PORTRAIT OF A LADY, FREDERIC MALLE

E' monsieur Frederic Malle che vi parlerà personalmente di questo incredibile profumo:
“Questo profumo ha una storia tutta sua: praticamente lo abbiamo costruito partendo dalla base invece che dalla testa. Sia Dominique che io siamo rimasti affascinati dell’accordo di base di Geranium Pour Monsieur (un altro profumo della linea, firmato anch'esso da Ropion), in cui spiccano delle note muschiate insieme a incenso, benzoino e cuore di patchouli (“coeur-cuore” indica che il processo di distillazione del patchouli è stato frazionato, cioè che la distillazione è stata suddivisa in diverse frazioni, per poi usare solo il cuore, la parte centrale, che regala una sensazione calda, legnosa, secca senza quelle note muffose, terrose che caratterizzano l’essenza di patchouli presa “per intero”). Così abbiamo deciso di modificarla e farne la base per un profumo nuovo, completamente diverso”. 
L’accordo è stato portato in una direzione ulteriormente legnosa sovradosando il patchouli, abbassando il volume del sandalo e aggiungendo l’Ambroxan dall’effetto legnoso-ambrato.
Mancava ancora la parte testa/cuore della fragranza, per cui si orientarono verso la rosa. e si rivolsero a LMR (Laboratoires Monique Remy), che ha un sito di produzione in Turchia dove le rose vengono distillate ancora in alambicchi di rame (in base al tipo di materiale usato per l’alambicco, la resa olfattiva dell’essenza è diversa). In Portrait of a Lady la rosa è assoluta protagonista, e ce n’è tantissima: “Una quantità oscena di rosa” sottolinea Monsieur, visibilmente soddisfatto del risultato. Una percentuale a due cifre, un investimento economico importante che, sentito il risultato, mi pare assolutamente giustificato. 
Per raccordare la rosa con l’accordo orientale del fondo sono state usate le spezie (cannella e chiodi di garofano), mentre un accordo di frutta acidula (ribes e lampone) smorza eventuali eccessi.
Si intuisce una formula breve, con pochissimi elementi, e lui lo conferma: ”Dominique non ha voluto usare Hedione, IsoESuper, Calone, o altre molecole che avrebbero aggiunto effetti particolari. Sono materie a cui siamo abituati, vengono usate nella maggior parte delle fragranze e con ottimi risultati, ma qui abbiamo deciso di privilegiare l’essenzialità e la bellezza delle materie prime che abbiamo scelto. Alla fine, è un profumo “essenziale”, composto solo dalle note strettamente necessarie a farlo funzionare come lo avevamo in mente”. 
Il risultato di questo lavoro di sottrazione è una fragranza davero particolare, sofisticata (nel senso che esprime un gusto raffinatissimo e fuori dagli schemi); se vogliamo per forza darle un’etichetta, potrebbe essere un “fiorito orientale”, caratterizzata da una rosa abbastanza potente e diffusiva, pur senza aggressività. Soprattutto, è una rosa capace di disorientare: così insolitamente verde, ruvida, pastosa, amara, ombrosa, non la individui immediatamente come tipico odore di rosa, e per questo motivo potrebbe piacere quasi più agli uomini che alle donne. Oppure, a quelle donne convinte che il concetto di rosa implichi più ricchezza e più sfaccettature di quel che di solito s’immagina. 
“Mi sembra che Portrait of a Lady riassuma questi dieci anni di attività, caratterizzati dalla ricerca costante della Bellezza, senza concessioni alle mode o al guadagno a tutti i costi. Il nostro desiderio è sempre stato quello di creare dei classici senza compromessi”. 

NON VI RESTA CHE CORRERE A PROVARLO !!!!



martedì 16 ottobre 2012

TUTTO MI CONDUCE A TE


UN CUORE ARIDO


«Io sono come i gatti, - pensò alla fine; - mi affeziono più ai luoghi che alle persone». Perché se una persona amata la lasciava, lei ne soffriva, certo, ma poi la ferita si rimarginava; mentre se l'avessero strappata di lì, dai luoghi che amava, allora sarebbe morta di dolore.
"Ma dunque, nemmeno Mario aveva contato nulla nella sua vita? Certo, lo aveva amato, aveva gioito e sofferto per causa sua; ma i luoghi, alla fine, avevano avuto la meglio, assorbendo il ricordo di Mario come già tutti gli altri, fin dai tempi remoti della sua infanzia.
"Anna continuava a star lì, appoggiata al davanzale, con l'aria fresca del mattino che entrava per la finestra spalancata, e il sole che la scaldava e la intorpidiva. Che importava se l'avvenire non le prometteva nulla? Il passato, contava di più. E poi, nessuna vita era povera: nemmeno quella di Ada. Il sole! Il sole! Si levava ogni mattina, ogni mattina riscaldava le anime, col suo calore, con la sua luce. Ogni mattina tornava a svelare la infinita bellezza del mondo, quella bellezza che l'anima può contenere, ma che la vita quotidiana non può accogliere. La vita quotidiana si componeva di tante cose, piccole e grandi, rifare i letti e mangiare, fidanzarsi e sposare; ma la vita vera era come la luce e il calore del sole, qualcosa di segreto e di inafferrabile.
"Sbadigliando e stirandosi, Anna andò in cucina.. Mentre aspettava che il late bollisse, scostò la tendina e guardò fuori. Il mare era scolorito, salvo la striscia turchina dell'orizzonte. La baracca aveva le imposte sprangate. Enrico e Bice dovevano essere ancora a letto. Forse erano svegli, e si godevano l'intimità coniugale. Anna non provava invidia. Era ormai una donna soddisfatta, quieta e saggia; non aveva desideri né rimpianti, e non temeva la solitudine."
Carlo Cassola


lunedì 15 ottobre 2012

NON C'E' ALTRO DA VEDERE ?


Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, la pietra che ha cambiato posto.
 José Saramago